Il Re e i suoi Cavalli
Il lato selvaggio e sincero di Clark Gable
William Clark Gable (Cadiz, 1° febbraio 1901 – Los Angeles, 16 novembre 1960) è stato l’indiscusso “Re” di Hollywood. Dotato di un fascino magnetico, carisma travolgente e una presenza scenica monumentale, l’attore ha dominato il cinema mondiale dagli anni Trenta fino alla sua scomparsa.
Eppure, dietro i completi gessati e i sorrisi da copertina, batteva il cuore di un uomo semplice. Gable odiava la mondanità delle feste cinematografiche; il suo vero amore erano la terra, la libertà e, sopra ogni cosa, i cavalli.
Il Rifugio di Encino: “The House of Two Gables”
Nel 1939, all’apice del successo e fresco di matrimonio con l’adorata Carole Lombard, Gable decise di fuggire dai riflettori. Acquistò per 50.000 dollari una tenuta di 20 acri a Encino dal regista Raoul Walsh. La stampa, con ironia, ribattezzò quel luogo “La casa dei due Gable”.
Non si trattava di una villa da parata per fare sfoggio di ricchezza. Era un vero ranch funzionante. Gable si trasformò in un contadino autentico: amava coltivare personalmente l’avena e l’erba medica, spalava il fieno e passava le ore a curare le sue stalle. La natura e gli animali diventarono la sua medicina contro le pressioni dello star system.

Sonny e Peanuts: i cavalli del cuore
Nei suoi diari privati del 1941 emerge il ritratto di un uomo che guardava i suoi animali negli occhi, senza divismo. Tra i cavalli del ranch, due occupavano un posto speciale.
Il primo era Sonny, un fiero sauro di otto anni dal temperamento ribelle. Gable raccontava spesso, divertito, il loro primo incontro: alla prima cavalcata, Sonny lo disarcionò senza complimenti, proiettando il Re di Hollywood in avanti “come un sacco di farina”. Nonostante il debutto traumatico, Sonny divenne il suo preferito: Gable lo cavalcava ogni sera, per chilometri, guardando il tramonto californiano..
Il secondo era Peanuts, un docile pony Palomino da lavoro. Gable lo adorava e lo descrive ironicamente come un animale dolcissimo, con il carattere pacifico di “una bambola di Shirley Temple”.
Ci fu anche una parentesi nel mondo delle corse con la cavalla Beverly Hills. Dopo averla curata da una grave infezione, Gable decise di venderla, realizzando una grande verità che confessò a se stesso: “Capii che non mi importava nulla delle scommesse e delle corse. Ciò che amavo davvero era stare all’aria aperta e cavalcare io stesso”.
Il tramonto del Re: lo sforzo fatale ne “Gli Spostati”
Questa travolgente passione segnò, in modo drammatico e poetico, anche il suo destino. Nel 1960, sul set del film Gli spostati (The Misfits, uscito poi nel 1961) diretto da John Huston, realtà e finzione si fusero per l’ultima volta. Gable interpretava Gay Langland, un cowboy crepuscolare impegnato nella spietata cattura dei mustang selvaggi del Nevada.
Le riprese nel deserto furono un inferno di polvere e calore, con temperature che superano i 50 gradi. Nonostante i 59 anni d’età e una salute già fragile, Gable rifiutò categoricamente ogni controfigura. Nella sequenza più celebre e brutale del film, l’attore si fece legare a una corda, venendo letteralmente trascinato nella polvere da uno stallone selvaggio infuriato.
In quella pellicola c’è un’epifania struggente: alla fine, il personaggio di Gable decide di slegare e liberare il fiero stallone appena sottomesso. Un gesto che simboleggia la fine della vecchia frontiera americana, ma anche il rispetto eterno dell’attore per lo spirito libero dei cavalli.
Fu il suo canto del cigno. Solo 12 giorni dopo la fine di quelle riprese così estenuanti, Clark Gable subì l’attacco cardiaco che gli tolse la vita. Quel legame viscerale e faticoso con i cavalli rimarrà per sempre il suo ultimo, immortale testamento artistico.
E chissà se lassù, in qualche prateria del paradiso dei cowboy, il Re di Hollywood non stia ancora cavalcando il suo fiero Sonny. Magari, memore della prima volta, stando bene attento a non farsi disarcionare di nuovo come un sacco di farina.
Dopotutto, le corone a Hollywood si possono anche posare, ma la sella di un buon cavallo è per sempre

Valeria Cadoni
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