Il cavallo torna in strada
A Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, Massimiliano Accetturo ha trovato una risposta personale al caro carburante.
A Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, Massimiliano Accetturo ha trovato una risposta personale al caro carburante. Per andare al bar, alla posta o a fare piccole commissioni lascia ferma l’automobile e monta in sella a Maja.
Il conto, spiegato con una certa ironia, è semplice: un pieno di gasolio supera i cento euro, il mangime per il cavallo costa circa un euro al giorno. Almeno sul fieno, ha osservato, non gravano ancora le accise.
Poche settimane prima, a Central Park, il cavallo era comparso nelle cronache con un volto assai più drammatico. Romanch Mahajan, turista indiano di diciotto anni, è morto dopo essere stato scaraventato da una carrozza trainata da un cavallo imbizzarrito. Il conducente era sceso per fotografare la famiglia quando l’animale è partito all’improvviso. La carrozza ha urtato un altro mezzo e si è ribaltata.
L’incidente ha riaperto una controversia che New York trascina da anni: conservare le carrozze come parte del paesaggio storico della città oppure bandirle per ragioni di sicurezza e benessere animale. La proposta denominata Romanch’s Law, sostenuta dalla presidente del City Council Julie Menin, è arrivata in Consiglio con l’obiettivo di porre fine al servizio a Central Park.

Le due notizie raccontano lo stesso animale e due idee quasi opposte di mobilità. Nel paese pugliese il cavallo riappare come soluzione economica, ecologica e perfettamente proporzionata alle brevi distanze.
A Manhattan rappresenta la sopravvivenza di un servizio turistico ottocentesco dentro una città attraversata da automobili, biciclette, monopattini e mezzi per le consegne.
A Foggia aiuta a muoversi; a New York alimenta il dubbio che alcune tradizioni abbiano esaurito la propria funzione.
Il ritorno del cavallo nelle discussioni sulla mobilità ha comunque una sua logica. Non occorrono carburante, batterie, colonnine o reti digitali. Un animale ben addestrato può percorrere strade rurali, raggiungere aree difficilmente servite e sostenere spostamenti locali. In molti territori dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina cavalli, asini, muli e buoi continuano a trasportare persone, acqua e merci. La loro presenza dipende spesso dalla scarsità di infrastrutture e dal costo dei veicoli a motore. Anche in Europa il cavallo conserva un ruolo nelle aree agricole, nel turismo e nei centri storici.
Qualche vantaggio ambientale esiste.
Durante il tragitto non vengono bruciati combustibili fossili e il rumore è assai limitato.
Resta l’impatto legato alla produzione del mangime, all’acqua, allo spazio necessario, alle cure veterinarie e alla gestione dei rifiuti organici. Il cavallo ha inoltre capacità e velocità modeste.
Può svolgere una funzione circoscritta, soprattutto lungo percorsi brevi e poco trafficati; difficilmente offre una risposta alla domanda di trasporto di una grande area metropolitana.

La questione più delicata riguarda la natura stessa dell’animale. Un’automobile reagisce ai comandi secondo un funzionamento meccanico, salvo guasti. Il cavallo possiede sensibilità, paura, stanchezza e una propria capacità di reazione. Può essere spaventato da un clacson, da un rumore improvviso o dal movimento disordinato del traffico. La sua imprevedibilità non costituisce un difetto di fabbricazione. Fa parte dell’essere vivente che si è scelto di impiegare.
L’incidente di Central Park mostra anche quanto possa pesare un errore umano. Lasciare una carrozza senza un conducente che mantenga il controllo delle redini trasforma in pochi istanti un servizio turistico tranquillo in un veicolo fuori controllo. Servono addestramento, conoscenza dell’animale, verifiche veterinarie, limiti di orario, pause, disponibilità di acqua e regole severe in caso di caldo intenso. A questi obblighi si aggiungono l’idoneità del percorso, la velocità del traffico circostante e l’esistenza di aree sicure per la sosta.
In Italia andare a cavallo su una strada pubblica è consentito. Il Codice della strada, scritto in un’epoca già pienamente automobilistica, dedica ancora numerose disposizioni agli animali e ai veicoli da essi trainati. L’articolo 115 richiede almeno quattordici anni e l’idoneità fisica e psichica per condurre animali da tiro, da soma o da sella. L’articolo 184 impone al conducente di mantenerne costantemente il controllo e di evitare intralcio o pericolo per la circolazione. Cavalli e carrozze restano esclusi dalle autostrade e dalle strade extraurbane principali.
Per le carrozze la disciplina è ancora più dettagliata. Gli articoli da 64 a 70 prevedono dispositivi di frenatura, fanali, catadiottri, targhe e registrazione presso il Comune. L’articolo 183 stabilisce che il conducente di un veicolo a trazione animale non possa abbandonarne la guida durante la marcia e debba mantenere il controllo degli animali. La finalità della norma coincide con il problema emerso a Central Park: quando la propulsione è affidata a un essere vivente, il controllo non può essere sospeso con la stessa disinvoltura con cui si inserisce il freno a mano.
Le carrozze destinate al trasporto pubblico o turistico richiedono una licenza comunale.
L’articolo 70 consente ai Comuni di individuare i tratti e le zone nelle quali il servizio di piazza a trazione animale può essere esercitato per interessi turistici e culturali.
Il regolamento di attuazione richiede l’idoneità del conducente, dell’animale e del veicolo, insieme a una prova su strada e a revisioni periodiche.
La regolazione conserva dunque un’impostazione locale.
Una carrozza può risultare accettabile in un centro storico chiuso al traffico e del tutto inopportuna lungo una grande arteria urbana.

Sul piano della responsabilità, l’articolo 2052 del Codice civile attribuisce i danni al proprietario dell’animale o a chi se ne serve, anche quando l’animale sia fuggito o smarrito. Per liberarsi occorre provare il caso fortuito, cioè un fattore esterno capace di interrompere il rapporto causale. La semplice affermazione di avere agito con prudenza difficilmente basta. Chi ricava un’utilità dall’impiego del cavallo sopporta anche il rischio connesso al suo comportamento. Per un servizio professionale assumono rilievo anche la responsabilità dell’operatore, gli obblighi di sicurezza verso il passeggero e la copertura assicurativa prevista dalle condizioni della licenza o da specifiche polizze. L’ordinaria assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore non offre, da sola, la risposta.
Il benessere dell’animale pone ulteriori limiti. Gli articoli 544-ter e 727 del Codice penale puniscono il maltrattamento e la detenzione in condizioni incompatibili con la natura dell’animale e produttive di gravi sofferenze. L’impiego di un cavallo per il trasporto rimane lecito finché carichi, temperature, durata del lavoro, riposo, alimentazione, finimenti e condizioni sanitarie rispettano le sue esigenze. Una carrozza formalmente autorizzata può comunque essere utilizzata in maniera illecita.
L’Unione europea non dispone di una disciplina uniforme per i cavalli impiegati nella mobilità urbana. L’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione riconosce gli animali quali esseri senzienti e impone di considerare il loro benessere nelle politiche europee, compresa quella dei trasporti. Il regolamento n. 1/2005 protegge gli animali durante il loro trasferimento nell’ambito di un’attività economica. Riguarda il caso in cui il cavallo viene trasportato su un camion, una nave o un altro mezzo; non disciplina in modo compiuto il caso in cui sia il cavallo a trasportare persone o cose. Lo stesso vale, in larga misura, per la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione degli animali durante il trasporto internazionale.
Sul piano mondiale, le indicazioni più specifiche provengono dalla World Organisation for Animal Health. Il suo Terrestrial Animal Health Code dedica un capitolo al benessere degli equidi da lavoro e richiama la responsabilità di proprietari, utilizzatori, veterinari e autorità pubbliche. Sono standard internazionali autorevoli, privi però della forza immediatamente vincolante di una legge nazionale.
Il cavallo potrà quindi tornare a occupare qualche spazio nella mobilità locale, favorito dal costo dell’energia, dal turismo lento e dalla riscoperta dei territori rurali. Il suo rientro richiede percorsi adatti, conducenti preparati, assicurazione, controlli veterinari e una disciplina municipale seria. L’immagine di Maja davanti all’ufficio postale conserva tutto il proprio fascino perché nasce in un contesto nel quale animale, distanza e ambiente sembrano ancora compatibili. La carrozza impazzita di Central Park ricorda quanto rapidamente quell’equilibrio possa rompersi. Prima di chiedersi se il cavallo appartenga al passato o al futuro dei trasporti, conviene domandarsi dove, come e a quali condizioni sia giusto rimetterlo sulla strada.
Carlo Corcione
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