La Giornata Nazionale del Cavallo I Monumenti Equestri

La Giornata Nazionale del Cavallo 3a Edizione I Luoghi del Cavallo.

La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri

Elenchiamo, in odine alfabetico per città, i Monumenti Equestri dedicati al cavallo per i quali abbiamo avuto l’autorizzazione a pubblicare e che ringraziamo, per rendere omaggio a questo straordinario animale.
(ma a noi non piace chiamarlo animale) ma prima di proseguire nella lettura iscrivetevi qui alla nostra newsletter settimanale per sapere prima di tutti cosa succede nel mondo di Club Cavallo Italia. Grazie.

Scorrendo la pagina troverete, per ora, la statua equestre di Vittorio Emanuele II a Milano, i Cavalli del Mochi a Piacenza e Il monumento equestre a Emanuele Filiberto di Savoia a Torino.

Un consiglio: tornate spesso in questa pagina perché è in continuo aggiornamento e se volete indicarci un monumento equestre invateci una mail a info@passionecavallo.it
Noi rispondiamo sempre, a tutti, e ve ne saremo veramente grati.

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La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri – Milano

La Giornata Nazionale del Cavallo I Monumeti Equestri

Il Monumento a Vittorio Emanuele II

La Piazza del Duomo di Milano ospita la statua equestre di Vittorio Emanuele II, un’opera dello scultore Ercole Rosa al quale venne commissionata da Re Umberto I alla morte del padre, avvenuta nel 1878 ma il monumento venne collocato solo nel 1896, dopo la morte dello scultore (1846-1893).

Il monumento equestre raffigura Vittorio Emanuele Il nell’atto di frenare improvvisamente il cavallo per voltarsi a incitare i suoi soldati prima dell’attacco alla baionetta nella battaglia di San Martino nel giugno del 1859.

L’artista ha conferito grande energia alla scultura che appoggia con tutte e quattro le zampe dell’animale sul piedistallo, dando così anche stabilità alla scultura, nell’ingresso delle truppe piemontesi a Milano, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza italiana.

Il monumento, terminate le fusioni delle parti in bronzo da parte della Fonderia Barigozzi nel 1893, all’Isola, fu oggetto di lunghe discussioni sulla collocazione, se nei pressi di Palazzo Reale oppure nella Piazza del Duomo, dove ora si trova il monumento.

Alla morte di Ercole Rosa i lavori vennero proseguiti dai fratelli Barzaghi sotto la direzione dello scultore Ettore Ferrari.

Il monumento è collocato su un basamento in granito rosso contornato da una gradinata in marmo bianco dalla quale si innalza un ulteriore piedistallo in marmo di Carrara decorato con un rilievo che raffigura l’ingresso delle truppe piemontesi a Milano.

Sul fronte del piedistallo si trova la data «giugno 1859» a rimarcare l’ingresso del Re a Milano l’8 giugno del 1859 mentre sul lato opposto la scritta «14 giugno 1896» in riferimento alla data d’inaugurazione del monumento.

Alla base due leoni sdraiati sulle gradinate laterali che posano una zampa ciascuno su una targa con inciso il nome «Roma» e «Milano» in riferimento alle grandi conquiste del risorgimento.

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Il 18 maggio 2012 sono stati rinvenuti al di sotto della statua i vani di fondazione al di sopra dei quali è stato realizzato il monumento e il 9 marzo 2023 il monumento è stato imbrattato con vernice da due attivisti del movimento Ultima Generazione e restaurato da parte di un privato con un costo, pare, di circa 30.000,00 €.

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Il monumento imbrattato

Ercole Rosa, scultore illustratore delle glorie del Risorgimento (il movimento per l’indipendenza e l’unità nazionale tra il 1800 e inizio 1870) nonostante le numerose opere è stato quasi completamente dimenticato e morì a 47 anni, prima dell’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II.

Giovanissimo, a 12 anni, è iscritto alla Accademia di San Lucca, a 17 anni vince il concorso per la realizzazione del monumento ai fratelli Cairoli, eroi garibaldini, collocato a Roma e le sue qualità artistiche lo hanno portato al Consiglio dell’Accademia di Belle Arti.

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Il monumento restaurato

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La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri – Piacenza

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I Cavalli del Mochi

Con il termine I Cavalli del Mochi vengono indicate le due statue equestri in bronzo dello scultore toscano Francesco Mochi da Montevarchi risalenti al Seicento e collocate nella piazza centrale di Piacenza.

Commissionate dal signore di Parma e Piacenza Ranuccio I Farnese per omaggiare la memoria di suo padre defunto Alessandro Farnese e per recuperare il favore della popolazione, che soffriva di particolare impopolarità, e fu scelta la centralissima Piazza del Comune di Piacenza, che all’epoca aveva assunto il titolo di capitale del Ducato precedentemente detenuto da Parma.

Alti basamenti in marmo, disegnati dal Mochi, con due bassorilievi sui lati maggiori e targhe curve con testo sui lati corti, sostengono le statue e putti reggi stemma, stemmi e decorazioni bronzee completano i monumenti e una ringhiera bassa e rettangolare delimita lo spazio di pertinenza delle statue e le separa dalla piazza.

Documenti di varia natura, soprattutto economica, attestano che il Mochi, dopo avere ideato e disegnato la prima statua e preparato il calco, ne intraprese la fusione nell’estate del 1612.

Ranuccio I, abbigliato come un valoroso romano con corazza e gonnellino, è raffigurato con aria flemmatica e gentile che regge, nella mano destra, un diploma,

Allo stesso modo è il cavallo, aggraziato, con una zampa agile e alzata, perfettamente domato dal cavaliere

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Per l’epoca, questo capolavoro di cesellatura bronzea e composizione tardo rinascimentale, rappresentava una creazione stilisticamente compiuta e molti l’avrebbero considerata come l’opera prima del Mochi che, raggiunta l’età e l’esperienza necessaria, aveva iniziato la fase della sua produzione più significativa.

Queste premesse lasciavano immaginare uno sviluppo stilistico diverso del Mochi, che si confermò con la realizzazione del monumento successivo realizzato tra il 1620 ed il 1625, un lungo lavoro anche per il suo aspetto rivoluzionario.

Infatti Alessandro Farnese, padre di Ranuccio I, a differenza di quest’ultimo guerriero valoroso e audace, appare avvolto da un mantello ampio e dinamico, in una posizione certamente non classica e statica, visibilmente diversa da quella del vicino e precedente monumento equestre.

Mochi diede al cavallo un aspetto forsennato, con la criniera in disordine, lo sguardo acceso ed una muscolatura mossa e plastica.

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Questo fa capire che il risultato creativo ottenuto dal Mochi con la seconda statua equestre è maggiore e molto più innovativo del primo, risultato evidenziato dalla simmetrica vicinanza dei due monumenti, che ne permette il confronto.

La critica unanime attribuisce alla statua di Alessandro Farnese un valore di rottura stilistica, già mostrata dallo scultore ad Orvieto, con la quale veniva ribadito un gusto ormai decisamente barocco.

Le due statue sono state sottoposte ad un restauro nel 2007 terminato nella primavera del 2008.

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La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri – Torino

Il Monumento Equestre a Emanuele Filiberto di Savoia

Il monumento equestre a Emanuele Filiberto di Savoia, noto col nome piemontese di Caval ëd Bronz (cioè cavallo di bronzo), è un monumento ad opera di Carlo Marocchetti, fuso a Parigi ed esposto per due mesi nel cortile del Museo del Louvre, quindi trasportato a Torino sul basamento curato a Torino dal Bonsignore, collocato in Piazza San Carlo nel 1838 e alla sera il monumento è illuminato da uno speciale impianto luci.

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Questo monumento è uno dei simboli di Torino e può rivaleggiare con i più famosi monumenti equestri di Bartolomeo Colleoni o del Gattamelata.

Il monumento equestre ritrae Emanuele Filiberto nell’atto di ringuainare la spada dopo la gloriosa vittoria ottenuta nella battaglia di San Quintino alla quale fanno riferimento i bassorilievi sul piedistallo in granito rosso di Baveno, con intagli di Bronzo che ornano la base e la cimasa, e su ogni lato è presente lo stemma sabaudo con la corona ducale.

I due bassorilievi che lo ornano raffigurano due atti delle guerre d’Italia a cui partecipò il duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto Testa di Ferro: quello ad ovest descrive la Battaglia di San Quintino, quello ad est la pace di Cateau-Cambresis.

La storia: nell’ottobre 1831 Carlo Alberto decise di far costruire un monumento pubblico per celebrare Emanuele Filiberto: il personaggio più rappresentativo della storia Sabauda.

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Fu il sovrano stesso a scegliere Carlo Marocchetti come esecutore del primo monumento pubblico a Torino sulla falsariga delle grandi places royales francesi.

Dopo il posizionamento del monumento saranno molti altri monumenti ad ornare le piazze di Torino, a cominciare da Piazza Palazzo di Città con il monumento del 1853 al Conte Verde o della Piazza Carlo Alberto dove un bronzo del primo re dei Carignano è concluso nel 1861.

Il 21 e 22 settembre 1864 il monumento si trovò al centro della Strage di Torino e ancora oggi alla base del monumento, specialmente sul lato che volge alla stazione di Torino Porta Nuova, si possono vedere i fori delle pallottole sparate contro i manifestanti disarmati.

Durante la seconda guerra mondiale il monumento fu smontato e portato nel parco del castello dei Benso di Cavour a Santena.

Nel novembre del 1979 il monumento fu rimosso e trasferito nel laboratorio di un marmista in lungo Dora per una completa pulitura mediante sabbiatura e tornò in piazza San Carlo nel 1980.

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Sotto il controllo tecnico del Settore Edifici per la Cultura della Città e sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per il Piemonte e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Piemonte è stato eseguito un ulteriore restauro che ha consentito di restituirlo alla città il 13 ottobre 2007 con una partecipata cerimonia sulle note del Va Pensiero dal Nabucco di Verdi.

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Il Monumento in piazza San Carlo a Torino

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