Scopri l’impatto di Federigo Caprilli nell’equitazione.
Il grande maestro Federico Caprilli, al secolo “Federigo”, ha rappresentato e rappresenta tutt’ora uno dei personaggi più noti dell’intera storia dell’equitazione, grazie a un sistema rivoluzionario da lui studiato, sperimentato, difeso e infine diffuso in tutto il mondo.
Ci scusiamo per la bassa qualità delle immagini ma sono fotografie di molti anni fa, quando le tecniche fotografiche non erano quelle di oggi.

Federigo Caprilli durante il Concorso Equestre – Torino 1902
Federigo Caprilli nacque a Livorno l’11 aprile 1868.
Il padre morì quando era ancora bambino e la madre, dopo poco tempo, sposò l’ingegnere Carlo Santini, patriota e fedelissimo di Giuseppe Garibaldi.
Trasferitosi a Roma con tutta la famiglia, il giovane Federico (il cui nome di battesimo era però Federigo Olinto) entrò nel Collegio Militare di Firenze nel 1881 dove dimostrò le sue doti di ginnasta e schermidore.
Rientrato a Roma nel 1883 nel nuovo Collegio Militare della capitale, Federigo Caprilli montò per la prima volta un cavallo di nome Bertone.
Nel 1886 entrò nella Scuola Militare di Modena come aspirante alla cavalleria, dove incontrò come commilitone il marchese Emanuele Cacherano di Bricherasio, che divenne il suo migliore amico, esercitando su di lui una grande influenza.
Nell’autunno del 1888 Emanuele Cacherano di Bricherasio e Federico Caprilli furono nominati sottotenenti nel Regio reggimento Piemonte di stanza a Saluzzo, trovando sistemazione presso la sede della Scuola di Equitazione di Pinerolo.
Trasferitosi a Nola, Federigo Caprilli continuò gli studi e le sperimentazioni, che non mancarono ai suoi allievi di conseguire vittorie in vari concorsi.

Nel 1901, in due numeri della “Rivista di Cavalleria”, Federigo Caprilli espose il suo metodo, che divenne la base del sistema e della nuova regolamentazione dell’equitazione di campagna.
Promosso capitano e trasferito a Genova, Caprilli fu chiamato come ospite d’onore a Saumur, presso la più antica Accademia di Cavalleria del mondo.
Vinse ancora ai campionati fino ad arrivare al “Concorso Ippico Internazionale” di Torino dove, insieme ad alcuni suoi allievi, si qualificò nelle corse ricevendo in premio un cavallo da caccia, dono dei Duchi d’Aosta, e un vaso in ceramica dipinta, offerto dall’Imperatore di Germania
È in questo contesto che si svolge una delle sue celebri sfide: eliminato dalla gara ufficiale per il salto in altezza, poco prima della fine della gara, Federigo Caprilli si rivolse ai francesi sollecitandone la partecipazione con un premio in denaro di 500 lire per chi superava i due metri di altezza.
Nessuno di loro accettò e allora un suo allievo, il sottotenente Ubertalli, accettò la sfida, senza però riuscire nell’impresa.
Prima di lui, superando 1,90 e poi 2,08, Caprilli fu calorosamente applaudito dal pubblico e il suo metodo di equitazione fu riconosciuto valido e adottato presso la Scuola di equitazione di Pinerolo.
Nella città piemontese di Pinerolo Federigo Caprilli continuò a lavorare instancabilmente con i suoi allievi, vincendo o classificandosi al primo posto in numerose competizioni equestri.

Il 6 dicembre 1907 Federigo Caprilli si recò a Torino per un incontro romantico con una donna che però non si presentò all’appuntamento.
Per superare la delusione, Caprilli raggiunse la scuderia Gallina, la stessa dove aveva acquistato il suo primo cavallo, Sfaceto, comprò un cavallo moro e uscì a cavallo.
Poco dopo, il proprietario della scuderia vide il cavallo tornare senza cavaliere.
Qui le storie si intrecciano; secondo il capitano di cavalleria Carlo Giubbilei, suo amico e unico biografo, Federigo Caprilli, forse a causa di un malore, aveva barcollato in sella e poi era caduto a terra, riportando una frattura alla nuca.
Secondo un’altra ipotesi, alcune persone avrebbero udito degli spari seguiti dalla caduta di Federigo Caprilli: forse un omicidio legato a questioni sentimentali.
Qualunque sia la realtà, Caprilli non riprese conoscenza e morì la mattina seguente, lasciando comunque un’eredità culturale che è ancora patrimonio dell’equitazione internazionale e di quanti si dedicano a questo nobile sport.
In riconoscimento del suo valore, l’ippodromo dell’Ardenza di Livorno cambiò nome nel 1937 e fu dedicato a Federico Caprilli.
Fonte: UNIRE, Roma, cui vanno i nostri ringraziamenti
Il metodo Federigo Caprilli
“Magister-Equitum” delle moderne discipline sportive di campagna e su ostacoli, Federigo Caprilli è l’inventore del sistema-naturale di equitazione, universalmente definito sistema italiano
Con Federigo Caprilli nasce l’equitazione naturale in Italia attraverso un autentico e inedito sistema basato su principi dinamici e di equilibrio naturali da attuare con procedimenti e tecniche finalizzati alla realizzazione di un programma funzionale alla formazione del binomio uomo-cavallo.
Principi di nuova concezione per l’epoca e universali ma moderni ancora oggi.
Infatti Federigo Caprilli è stato il precursore e l’inventore di questo metodo, adottato e impiegato prima di tutto in Italia e poi esportato in tutto il mondo.
Dai luoghi dove fu dislocato per servizio cominciò a partecipare a concorsi ippici con ottimi risultati.
Lo fece dopo aver studiato il movimento del cavallo scosso in movimento e in parabola sul salto e in tutte le sue conseguenti variazioni di equilibrio.
Con lui l’equitazione naturale italiana diviene la nuova equitazione, in grado, attraverso l’intuizione, lo studio e l’applicazione, di giungere ai livelli dei nostri giorni.
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