Il Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi a Bologna

il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi

La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri – Bologna

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La morte del Generale Giuseppe Garibaldi, il 2 giugno 1882, provocò lungo tutta la penisola una corsa per creare il primo Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi.

Dai giorni immediatamente successivi Municipi, associazioni, Società di mutuo Soccorso, gruppi di cittadini, fecero a gara nel proporre lapidi o monumenti deicati a Giuseppe Garibaldi, e nel raccogliere fondi per la realizzazione di tali progetti.

I primi monumenti sorsero già nell’anno successivo e pare che il primo venisse eretto a Iseo l’11 novembre 1883 ma, naturalmente, più di una cittadina italiana rivendica il primato; tra queste Cesenatico, che inaugurò l’opera di Tullo Golfarelli nel 1885.

Il Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi a Boiogna

La città di Bologna pensò subito ma realizzò dopo tanti anni il Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi.

Infatti l’opera venne proposta già il 3 luglio dello stesso 1882, ad appena un mese dalla morte del Generale, nel corso di una grande manifestazione commemorativa tenuta di fronte a migliaia di persone, nella quale parlarono Aurelio Saffi e Giuseppe Ceneri. Francesco Pais, giornalista ed ex volontario garibaldino, in quel tempo attivo a Bologna, gettò la prima idea del monumento

«L’Italia – disse – ha un grande dovere da compiere: in ogni città dovrà sorgere un monumento onde si sappia che l’Italia, chiamata terra dei morti, piange la perdita di un uomo che vale migliaia di vivi!» (Bologna a Garibaldi, suppl. al n. 189 del «Resto del Carlino», 8 luglio 1900).

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La pagina de “Il Resto del Carlino”

Il Consiglio comunale deliberò, su proposta del sindaco Tacconi, di concorrere con 40.000 lire alla raccolta di fondi per il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi e, pochi giorni dopo, una decisione simile venne presa dalla Giunta provinciale; e venne aperta anche una sottoscrizione popolare. 

La Società Operaia, come avvenne anche altrove, deliberò sì una raccolta di fondi, ma da devolvere ad un’opera di pubblica utilità per il bene del popolo, da intitolarsi a nome dell’Eroe (nella fattispecie, non dunque un’opera scultorea ma l’apertura di un bagno popolare) convinta che ciò rispondesse agli ideali del grande scomparso.

Nel 1894 i sodalizi di reduci decisero invece di tornare all’idea del monumento e venne istituito un Comitato generale per il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi, ed un Comitato esecutivo, che stavolta non perse tempo.

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Il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi

Venne bandito un concorso fra gli artisti italiani, per un monumento equestre in bronzo di almeno 9 metri di altezza, per una somma di 60.000 lire. 

Al concorso parteciparono i più grandi artisti italiani del tempo, tra cui i bolognesi Carlo Monari, Pietro Veronesi, Arturo Orsoni, Arturo Colombarini, Ettore Sabbioni, Alfredo Neri, e poi Tullo Golfarelli, Alessandro Massarenti, Ettore Sclavi ed altri ancora.

Vinse il concorso il fiorentino Arnaldo Zocchi, il cui progetto venne commentato dal critico d’arte del “Il Resto del Carlino”: «Opera sana ed equilibrata […]; in esso il piedistallo si intona mirabilmente col gruppo equestre.

Questo è largamente e sapientemente modellato, il cavallo è pregevolissimo per proporzioni e per ampia e profonda conoscenza anatomica; il cavaliere è addirittura superbo! Sotto quelle vesti piegate magistralmente palpita il corpo; Garibaldi è fermo in arcione, sicuro come un cavaliere delle Pampas […]». 

L’opera venne completata nel tempo previsto, e fusa dalla fonderia Bruno a Roma.

Intanto erano cominciate le discussioni sul dove collocare il monumento: l’iniziale proposta di piazza XX Settembre fu bocciata sia dallo scultore che dalla giuria, che la ritennero non opportuna, soprattutto per le condizioni di luce sfavorevole di cui avrebbe goduto.

Si pensò anche alla scalea della Montagnola e alla piazza del Nettuno.

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Dettaglio del monumento

Alla fine si optò per l’attuale sistemazione e, come nota di curiosa, questo trambusto per la collocazione del monumento ispirò al commediografo e poeta Alfredo Testoni un’operetta comica, ancora rappresentata sui palcoscenici felsinei dalle locali compagnie dialettali, dall’emblematico titolo “In dov’s mett Garibaldi”.

La realizzazione del basamento, in granito di Baveno, venne affidata alla ditta di marmisti bolognesi Davide Venturi e, il 7 luglio 1900, il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi fu inaugurato con grande partecipazione di autorità, di associazioni reducistiche e mutualistiche, di partiti di Bologna e dell’Emilia-Romagna, e soprattutto dalla popolazione mentre le bande musicati suonarono costantemente, in particolare l’inno di Garibaldi.

 

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