Il Monumento Equestre del Regisole

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La Giornata Nazionale del Cavallo
I Monumenti Equestri – Pavia

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L’origine del Monumento Equestre del Regisole a Pavia non è chiara e chi rappresenta veramente il Regisole?

Una datazione certa dell’antico Regisole è impossibile, ma può essere verisimilmente collocata nell’ambito del tardo Impero Romano.

Il monumento deve trattarsi di un’opera tardo antica o dell’unico esempio di bronzistica monumentale del medioevo italiano fuso con la tecnica della cera persa della prima che andasse obliata, almeno in Europa occidentale.

Su chi rappresenta si possono azzardare alcune ipotesi: la più attendibile propenderebbe per una relazione tra il “sole” della parola “Regisole” e la parola greca “helios”, cui rimandano i nomi degli imperatori romani Marco Aurelio (Aurelios) ed Aureliano, dei quali sarebbe la corruzione medievale.

Se da una parte l’iconografia tramandataci suggerisce l’identificazione del Regisole con Marco Aurelio, dall’altra è plausibile che la statua rappresentasse Aureliano, legato a doppio filo alla storia di Pavia per aver sconfitto, alle porte della città, gli Alemanni, dunque verosimilmente più vicino alle simpatie della popolazione locale.

Anche la mano alzata nel tipico saluto romano propenderebbe per la tesi che vorrebbe il Regisole come la raffigurazione di un imperatore.

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Secondo Riccardo da Ferrara (1246-1320) la statua si trovava in origine a Ravenna e fu Carlo Magno a portarla a Pavia con l’intenzione di trasportarla poi ad Aquisgrana, ma una volta giunta a Pavia, il trasferimento non venne attuato e il Monumento Equestre del Regisole rimase nella città lombarda.

Secondo altre ipotesi, il Monumento Equestre del Regisole arriva a Pavia come bottino di guerra nel 740, quando Liutprando prese Ravenna o nel 751, anno in cui la città fu conquistata da Astolfo.

Altri credono che l’opera, documentata dal X secolo, fosse originariamente collocata nel Palazzo Reale e spostata nella nuova sede in seguito a un’insurrezione popolare del 1024 quando l’edificio venne distrutto.

Questa ipotesi è avvalorata dalla testimonianza da Ibrāhīm al-Turtuši, un geografo arabo che viaggiò nell’Europa centro-occidentale tra il 960 e il 965 visitando anche Pavia, che afferma di aver visto una grande statua equestre in bronzo posta presso una delle porte del Palazzo Reale, quindi collocata davanti alla cattedrale dopo il 1024.

Da allora è uno dei simboli della città e il Monumento Equestre del Regisole è uno dei simboli di Pavia, raffigurato sul sigillo d’argento del Comune.

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Il nome del Monumento Equestre del Regisole.

Il nome deriva forse da “Rege[m] Solis”, poiché ricoperto anticamente di dorature che riflettevano i raggi solari, oppure dalla posizione del braccio alzato che sembrava “reggere” il sole, o ancora dalla parola “regisolio”, cioè trono regale.

Secondo Benzo d’Alessandria, cronista, durante la guerra tra pavesi e ravennati, i primi avrebbero preso a Ravenna il Monumento Equestre del Regisole e l’avrebbero portato a Pavia e, per vendetta, i ravennati avrebbero strappato alcune lamine di bronzo dorato da una porta urbica di Pavia e, tramite il fiume Po, le avrebbero trasportate nella loro città ma questo racconto non ha trovato riscontri storici e rimane una leggenda.

Dopo la presa di Pavia, nel 1315, i Visconti portarono il Monumento Equestre del Regisole  a Milano ma la restituirono a Pavia nel 1335.

Quindi Galeazzo trasferì la sua residenza da Milano a Pavia tantissimi ospiti illustri rimasero colpiti dal monumento equestre: Francesco Petrarca ne parlò in una lettera al Boccaccio «Regisole è cosa ammirevole per lo slancio del cavallo come all’assalto della cima di un colle» e, nel 1490, Leonardo da Vinci l’ammirò mentre visitava Pavia che, nei suoi appunti scrisse: «Di quel (ossia del cavallo) di Pavia, si lauda più il movimento che niuna altra cosa».

Il monumento Equestre del Regisole fu uno dei modelli a cui si ispirarono gli scultori del Rinascimento per far rinascere l’arte del monumento equestre.

La statua aveva una mano sollevata come il Marco Aurelio e il cavallo aveva una zampa sollevata per evidenziare il dinamismo e, per ovviare ai problemi di staticità, sotto lo zoccolo sollevato del cavallo fu posto un cagnolino in piedi sulle zampe posteriori come decorazione ma, soprattutto, punto di scarico del peso.

Una soluzione simile venne adottata da Donatello nel 1446 per il Monumento Equestre al Gattamelata a Padova, la prima statua equestre del Rinascimento.

Purtroppo nel 1796 il monumento fu distrutto da tre giacobini pavesi, incitati dal Generale Augerau, contro al volere degli occupanti francesi che la volevano portare in Francia, perché volevano sbarazzarsi di ogni simbolo della monarchia presente in città.

Questi gettarono una corda al cavallo, trascinandolo al suolo dove si smembrò ed i pezzi furono in parte fusi, in parte venduti, alcuni anni dopo, come antiquariato, al fine di finanziare la sistemazione dell’area alberata di piazza Castello.

Questo fu uno degli episodi che ha innescato la rivolta antifrancese a Pavia e, nel 1809, l’amministrazione della città, come detto sopra, vendette i pezzi superstiti dell’opera, fino ad allora conservati in un magazzino, per finanziare alcune opere pubbliche.

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Verso la metà degli anni Trenta del secolo scorso fu deciso di affidare la realizzazione di una copia del Monumento Equestre del Regisole allo scultore Francesco Messina, allora Direttore dell’Accademia di Brera, basandosi strettamente sulle riproduzioni antiche.

Il nuovo monumento equestre del Regisole, una statua bronzea alta 6 metri posta su una base di travertino, fu collocata davanti al Duomo di Pavia e inaugurato l’8 dicembre 1937.

Una curiosità: il Monumento Equestre del Regisole è ogni anno oggetto di scherno da parte degli studenti laureandi dell’Università di Pavia perché è tradizione colorare con una vernice “gli attributi” del cavallo con i colori della facoltà in occasione della coppa intercollegiale.

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