Graziano Mancinelli Orgoglio della…

Graziano Mancinelli

Graziano Mancinelli, orgoglio della…

Graziano Mancinelli, orgoglio della memoria equestre nazionale e grande rispetto per i cavalli.

Graziano Mancinelli, chiamato “Il cavaliere” per i suoi stivali sempre rigorosamente lucidi, il grande rispetto per i cavalli e le tasche sempre piene di zuccherini, è stato tra i più grandi protagonisti della scena equestre internazionale del dopoguerra con i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo.

I Fratelli D'Inzeo

I frateli D’Inzeo

Graziano Mancinelli  è stato ben sei volte campione italiano, Medaglia d’Oro individuale ai Campionati Europei di Roma con Rockette nel 1963, Medaglia d’Argento individuale ai Campionati del Mondo di La Baule con Fidux nel 1970.

E poi Medaglia di Bronzo a squadre sia alle Olimpiadi di Tokio, con Rockette (1964), che alle Olimpiadi di Monaco (1972), dove, in sella ad Ambassador, è salito sul gradino più alto del podio individuale.

Graziano Mancinelli

Nato il 18 febbraio 1937 sin da bambino era impegnato nei lavori di scuderia alla Società Ippica Romana, dove il padre lavorava come istruttore, e montava cavalli problematici da recuperare, attirando con il suo talento l’interesse del Colonnello Chiantìa.

Graziano Mancinelli era un ragazzo di umili origini che, non potendosi permettere l’acquisto di un cavallo, si destreggiava con gli equini della scuola, vincendo comunque molte gare e non invidiava i giovani benestanti coetanei ma preferiva dedicarsi con sacrificio a quanto riusciva a fare.

Non potendo invidiare la sua ricchezza i soci più facoltosi, ma certamente molto meno umili, invidiavano il suo talento che oscurava i binomi più blasonati della Farnesina.

Un’ingiustizia che forse, qualche volta, avrà fatto cedere emotivamente questo giovane promettente e appassionato che portava in gara i cavalli della scuola con la dignità di un campione.

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Grazie anche a nome dell’ambiente e ora continuiamo con Graziano Mancinelli che a 15 anni era già leader europeo under 18 con 2 medaglie d’argento a squadre nel 1952 e nel 1953, oro a squadre nel 1954.
Fondamentale fu, per lui, l’incontro con Osvaldo Rivolta, noto commerciante milanese.

A 17 anni lascia la Farnesina e si trasferisce presso il circolo ippico Vigentino dove aveva molti cavalli da montare, molti allievi da seguire e un commercio ben avviato.

Così giovane era riuscito a inserire il suo nome a fianco dei Fratelli D’Inzeo, due mostri sacri della nostra equitazione.

Improvvisamente, un colpo di scena: la morte di Osvaldo Rivolta, nel 1962, motivò la sua famiglia a vendere il circolo ippico Vigentino, un momento di vita sicuramente dolorosa per Graziano Mancinelli perché era scomparso un uomo che gli aveva permesso di essere chi era e, nel contempo, stava perdendo il suo circolo.
Praticamente ricominciava daccapo.

Grazianoi Mancinelli
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Fortunatamente questa fase rappresentò un’ulteriore svolta perché Donna Beatrice Binelli, proprietaria di una tenuta a Castellazzo di Bollate e alcuni ex soci del Vigentino, iniziarono a costruire un centro ippico, il “Castellazzo”, attualmente operativo, e Graziano Mancinelli ne divenne il direttore tecnico che rimarrà il suo quartier generale.

Nel 1980 viene eletto Presidente del Comitato Regionale Lombardo della FISE, carica che verrà rinnovata per altri due mandati consecutivi e, nel 1985 a 48 anni, ebbe la soddisfazione di vincere la Coppa della Nazioni a Piazza di Siena mentre nel 1989 è stato c.t. della Nazionale di Equitazione.

Grazianio Mancinellii

Dati e numeri che parlano da soli per ricordare un grande atleta.
Ma chi era l’uomo Graziano Mancinelli? Alessandro Galeazzi lo ricorda così:

“Apparentemente duro, con gli occhi di ghiaccio. Il suo tono di voce era penetrante. La sua personalità, carismatica. Comprai da lui il mio primo cavallo, Fumagallo, quando ero junior. Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di conoscerlo meglio. Era un uomo dignitoso e solitario che viveva per questo sport. I cavalli riconoscevano il rumore della sua auto, gli allievi, i più facoltosi di Milano, pendevano dalle sue labbra. Per me era un idolo. Lo ritenevo un punto di riferimento. E non ero il solo. Graziano Mancinelli era un cavaliere con un senso eccezionale che attirava sugli spalti i maggiori esponenti stranieri del salto ostacoli, anche Nelson Pessoa. Quando lo speaker annunciava il suo nome- prosegue ridendo, Galeazzi- non esisteva altro se non il suo percorso. E’ stato molto criticato dalla scuola militare, per la sua posizione, ma per molti di noi, e parlo di me, Lalla Novo, Giorgio Nuti, Uberto Lupinetti, Giuseppe Forte, Duccio Bartalucci, Bruno Scolari e molti altri, è stato un esempio sotto molti punti di vista. Primo fra tutti, la gratitudine verso i suoi cavalli (molti di loro hanno avuto una meritata pensione nella sua scuderia).

In secondo luogo l’agonismo, perché lui partecipava per competere e questo lo trasmetteva a tutto il team. Sono stato in squadra con lui a Roma, Hickstead, Dublino, Madrid, Barcellona – Galeazzi si interrompe e sospira- i ricordi accorrono a fiumi in questo momento. Lui era sempre prodigo di consigli. E sempre lontano dalle chiacchiere inutili. Un uomo di cavalli, un grande lavoratore, un agonista irripetibile. Il giorno del suo funerale, portando il feretro verso la chiesa, passammo davanti ai suoi cavalli. Erano tutti con le orecchie puntante e gli occhi spalancati. A me piace pensare che avessero capito, con dolore, di aver perso il miglior cavaliere che potessero desiderare. Mi piace pensare che quei cavalli abbiano condiviso con tutti noi, cavalieri a lui devoti, il vuoto incolmabile che Mancinelli ha lasciato. Lo voglio ricordare così- si commuove timidamente Galeazzi- con la cagnetta Mimina, al ristorante, mentre propone una partita a poker; o quando entrava in campo, scaramantico com’era, che toccava il ferro della fibbia prima di cominciare il suo percorso; e dopo il finish, mentre permetteva ai suoi cavalli di brucare l’erba prima di uscire dal campo. Con la sua morte, l’equitazione, ha perso il suo padre migliore, che non va dimenticato”.
Un passo di Don Giussani recita: “L’attimo in cui si educa è privo di qualsiasi significato, se non arriva da una tradizione recepita dal passato”.

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    A Cavallolandia vivono il Sindaco Tom Capezza, la segretaria di Clop Criniera Bionda, l’industriale Onofrio Pezzato, il cuoco Hippo Gnam Gnam del bar ristorante Biada & Fieno, nonna Barbozza, il poliziotto Lukketto Mc Prison, l’amico Amedeo Ambio… e non mancano i “malandini” come Brigliesciole, il ladro che vive nel castello del perfido Truccacorse.

    Clop vi aspetta qui.
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    Clop Club Cavallo Italia

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